Ogni volta che atterro in Italia, qualsiasi sia la città dell'atterraggio, la storia si ripete identica da dieci anni: la sensazione è sempre quella di essere arrivata in una città straniera, per me, e non del primo mondo. I primi giorni sono di totale estraneamento, quando sento parlare italiano istintivamente mi giro a guardare, ci metto più del comprensibile a contare i soldi e al bar non chiedo un caffè ma specifico un espresso. Sono consapevole di sembrare dissociata perché ho sempre come un paio di secondi di ritardo nel reagire; parlo la lingua, mi districo anche nelle situazioni non prevedibili, ma non appartengo più a questo posto, la rinfrescante sensazione di essere straniera là dove abito, qua diventa quella di essere strana. I primi giorni sono sempre di cattivo umore, tutte le ragioni per cui me ne sono andata sono infiammate e le ricordo una ad una, mi sento in cattività. Sapendo che quando ci si innervosisce è meglio fare un respiro profondo ieri ho profondamente inspirato ed espirato quando, ancora n taxi, cercavo di comunicare con il mio provider telefonico che mi teneva graziosamente in attesa con una musichina scadente sommergendomi di informazioni inutili su piani telefonici dai nomi fantasiosissimi. Ho respirato profondmente arrivata in albergo dove il wifi c'è ma si paga ad ora e ogni device ha bisogno di password e pagamenti suoi. A me sembrava di dover pagare al minuto l'utilizzo del phon e mi veniva in mente la scena di una puntata di IT Crowd quando uno dei due standard nerd domanda, per molto meno, "Are you from the past?" Respiro profondo per un conto sproporzionato per pizza & birra che ho pagato più a Milano che in east village e non lo definirei proprio un piatto esotico, in Italia. Respiro profondo per la sincera scortesia di ogni addetto a un pubblico esercizio, autista di tram, controllore della metro. Insomma sono tutti di malumore e sembra che l'umanità sia invisa a tutti gli esseri umani. Non è il resto del mondo ad essere cambiato, sono cambiata io e questa è un'ovvietà, solo sarebbe più facile se avessi dei segni evidenti di questo cambiamento disegnati addosso, chennesò se mi fosse cresciuta un'antenna o se semplicemente avessi cambiato forma degli occhi, un segnale di manifesta estraneità perché questo disagio me lo porterò fino al ritorno a casa, quella vera, che mi sono scelta dieci anni fa. Intanto qua ci sono appena arrivata e faccio profondi respiri per ogni piccola cosa teoricamente irrilevante ma tanto inutilmente complicata da riempirmi quasi tutto lo spazio mentale che non e illimitato e di questo passo tra pochissimo andrò in iper ventilazione