232.7 al mattino

To content | To menu | To search

Tuesday 12 February 2013

Io sono qua

Ogni volta che atterro in Italia, qualsiasi sia la città dell'atterraggio, la storia si ripete identica da dieci anni: la sensazione è sempre quella di essere arrivata in una città straniera, per me, e non del primo mondo. I primi giorni sono di totale estraneamento, quando sento parlare italiano istintivamente mi giro a guardare, ci metto più del comprensibile a contare i soldi e al bar non chiedo un caffè ma specifico un espresso. Sono consapevole di sembrare dissociata perché ho sempre come un paio di secondi di ritardo nel reagire; parlo la lingua, mi districo anche nelle situazioni non prevedibili, ma non appartengo più a questo posto, la rinfrescante sensazione di essere straniera là dove abito, qua diventa quella di essere strana. I primi giorni sono sempre di cattivo umore, tutte le ragioni per cui me ne sono andata sono infiammate e le ricordo una ad una, mi sento in cattività. Sapendo che quando ci si innervosisce è meglio fare un respiro profondo ieri ho profondamente inspirato ed espirato quando, ancora n taxi, cercavo di comunicare con il mio provider telefonico che mi teneva graziosamente in attesa con una musichina scadente sommergendomi di informazioni inutili su piani telefonici dai nomi fantasiosissimi. Ho respirato profondmente arrivata in albergo dove il wifi c'è ma si paga ad ora e ogni device ha bisogno di password e pagamenti suoi. A me sembrava di dover pagare al minuto l'utilizzo del phon e mi veniva in mente la scena di una puntata di IT Crowd quando uno dei due standard nerd domanda, per molto meno, "Are you from the past?" Respiro profondo per un conto sproporzionato per pizza & birra che ho pagato più a Milano che in east village e non lo definirei proprio un piatto esotico, in Italia. Respiro profondo per la sincera scortesia di ogni addetto a un pubblico esercizio, autista di tram, controllore della metro. Insomma sono tutti di malumore e sembra che l'umanità sia invisa a tutti gli esseri umani. Non è il resto del mondo ad essere cambiato, sono cambiata io e questa è un'ovvietà, solo sarebbe più facile se avessi dei segni evidenti di questo cambiamento disegnati addosso, chennesò se mi fosse cresciuta un'antenna o se semplicemente avessi cambiato forma degli occhi, un segnale di manifesta estraneità perché questo disagio me lo porterò fino al ritorno a casa, quella vera, che mi sono scelta dieci anni fa. Intanto qua ci sono appena arrivata e faccio profondi respiri per ogni piccola cosa teoricamente irrilevante ma tanto inutilmente complicata da riempirmi quasi tutto lo spazio mentale che non e illimitato e di questo passo tra pochissimo andrò in iper ventilazione

Thursday 22 November 2012

It's a Lot Like Dancing

Mi hanno detto che ballare alza il livello di endorfine ed è un'attività consigliata per combattere la depressione ed il malumore. In questi giorni, se abitassi in un altro posto, in un posto che non amo tanto quanto amo New York, probabilmente dovrei ballare incessantemente per evitare il cattivo umore in agguato. Invece mi basta uscire di casa, o anche solo affacciarmi alla finestra, basta pochissimo insomma. Quello che serve a me per mettere in circolo tutte le endorfine di cui ho bisogno quando ne ho bisogno è una città di svariati milioni di abitanti, di cui la maggior parte non è nata lì, con una cultura di livello medio alto, dove la prima lingua solitamente non è la lingua locale, un posto con un impatto olfattivo significativo, dove nell'arco delle stesse 24 ore convivono la spiaggia e la prima di Spike Lee dove tutti i mezzi di trasporto funzionano giorno e notte, tutti i giorni dell'anno e ti accorgi che è domenica perché c'è ancora più gente in giro, dove la vacanza è uno stato d'animo e non viene definita da nessun calendario, meno che mai religioso. La fortuna e stata trovarlo questo posto, un posto che appaga ogni mio bisogno e soddisfa ogni mia richiesta spontaneamente, perché la sua natura sembra fatta apposta per me, non ci dobbiamo sforzare per volerci bene. Non ci vuole poi tanto per far sentire a casa chiunque, basta mettere tutto a disposizione limitare le restrizioni al minimo indispensabile e poi vale tutto e il risultato è che 80 etnie che coabitano in un'isola ci coabitano pacificamente, curiose l'una dell'altra. Dopo un po' tutte 'ste endorfine in circolo magari danno alla testa ed è allora che, ritrovandosi in una metropoli più pulita e raffinata, si comincia a sentire la mancanza dei topi in metropolitana ma va benissimo così, che di troppe endorfine non è mai morto nessuno e se ne è morto è morto contento.

Friday 2 November 2012

Night 4 Day

Ci sono tre New York ha detto il New York Times: quella che per cui non è cambiato quasi niente, quella al buio e quella sott'acqua. Ed è precisamente così, sopra la quarantacinquesima strada di Manhattan e per una parte di Brooklyn c'è luce, acqua e connessione, poi c'è la parte al buio e sconnessa, poi ancora c'è il fango, la mancanza di acqua, di cibo, di tutto. L'isola di Staten Island a sud di Manhattan, sta cominciando a perdere la pazienza, sono isolati a tutti i livelli e da lì non è possibile camminare una mezz'oretta per raggiungere ciò che serve come fanno quelli dell'isola di fronte. James Molinaro, il presidente del distretto di Staten Island, ce l'ha con tutti, ha cominciato ad invitare la cittadinanza a smettere di donare alla croce rossa in quanto non sta portando aiuti sufficienti nella zona privilegiando la vetrina di Manhattan.

Al solo sentir parlare della maratona di domenica gli abitanti di Staten Island si infuriano e anche altrove questa bella idea di Bloomberg non raccoglie entusiasmo. La città non è assolutamente pronta ad accogliere questo evento. I mezzi di trasporto non funzionano sotto la trentaseiesima strada, c'è bisogno di energia elettrica, sta scarseggiando la benzina, le scuole non possono riaprire e più di tutto la Nypd dovrebbe essere impegnata massicciamente sulla maratona mentre c'è bisogno di ogni sforzo nelle zone della città che tutto sono tranne che normalizzate. Per fare un esempio nelle zone senza luce dopo il tramonto c'è bisogno di vigili (che fanno parte della Nypd) ad ogni incrocio o più, in quanto i semafori non funzionano, ed è pericoloso camminare. C'è bisogno della NYPD per aiutare la cittadinanza che non sa quando potrà riavere casa, cibo, riscaldamento; la maratona appare come uno stupido capriccio, non come un investimento economico.

Non è solo un problema di polizia impegnata a controllare che migliaia di entusiasti maratoneti non si facciano niente, è anche un problema di ospedali. Il più grosso ospedale di New York, il Bellevue, è stato evacuato, così come l'ospedale della New York University; durante una maratona spesso i corridori finiscono al pronto soccorso per problemi cardiaci, di strappi muscolari, insomma quei piccoli disagi che capitano a chi si fa tutti quei chilometri di buon passo. Questi infortunati contenderanno il posto ai malati ed ai feriti da Sandy. Anche da questo punto di vista non è una grande idea lasciare la maratona al suo posto.

In questo quadro brilla Occupy Wall Street che dal primo giorno ha organizzato gruppi di aiuto per portare viveri e beni di prima necessità nelle zone più colpite, ma anche per organizzare veri e propri corsi di auto aiuto. A Red Hook, ad Astoria insegna a come sbarazzarsi dell'acqua che sta stagnando, in east village porta biciclette con generatori per dare modo di ricaricare telefoni e computer ed insegna a come gestirle, quelle fantastiche biciclette.

Contro la maratona, però, nemmeno tutta la buona volontà e la prassi delle azioni dirette possono niente. Domenica la città verrà invasa e non c'è niente da fare.

Qua sotto un video di come appare il village di giorno. Non proprio il luogo ideale per farsi una corsetta in migliaia di persone

https://www.youtube.com/watch?v=433KcP8TSFo&feature=youtu.be

Wednesday 31 October 2012

Il buio oltre midtown

Seconda notte al buio a downtown Manhattan, la prima è stata durante l'uragano e non fa testo, questa seconda notte, invece, da l'idea di quello che sarà il panorama dei prossimi giorni. Poche persone a piedi, qualche volenteroso pizzaiolo a lume di torcetta, diffusa sensazione d'irrealtà. Una trentina d'isolati più a nord ci sono ristoranti aperti, telefoni funzionanti, lampioni svavillanti. Dalla trentesima in giù, invece, no.

Non si sa bene che fare a casa senza luce, senza rete, senza telefono, non resta che andare per strada con una pila e fare il giro del quartiere e poi rifarlo, fermarsi a mangiare la pizzetta, odiare/amare i palazzi della New York University che sono gli unici ad avere dei generatori di corrente ed hanno la luce, quella che illumina anche casa mia di riflesso, quel tanto che basta per non sbattere negli angoli ed individuare il bicchiere sul tavolo.

Non ho mai visto New York così buia. Scatta una sensazione di fratellanza con tutti quelli che inontri e con gli amici del palazzo con i quali si finiscono le provviste rimaste nei frigoriferi tiepidi. Se la mattina è tutto un su e giù per le scale per condividere latte e yogurt che stanno per scadere, la sera è l'ora dell'aperitivo collettivo:. tartine al formaggio e vino sulle scale.

Divertente ed irreale. Si vede perfettamente l'Empire illuminato ed è fuori luogo. Non so per quanto tempo sarà divertente, al momento lo è.

Questo è un video del rientro nel village dopo aver passato il pomeriggio a lavorare altrove, in quell'altra città, quella che ha scoperto la luce elettrica, il telefono ed ha vissuto la rivoluzione digitale. Noi luddisti ob torto collo viviamo qua

https://www.youtube.com/watch?v=YGJP_oZCAVo&feature=youtu.be

Saturday 27 October 2012

Jello Biafra e il potere del local

Con un amico che vive a San Francisco, passeggiando per ore per New York, abbiamo fatto analogie e differenze tra la costa est e la costa ovest; mi ha parlato tra le altre cose dell'importanza che hanno in California le politiche locali: di queste elezioni per il presidente non è che a loro importi davvero molto, della politica locale invece si, gliene importa.

Il proprio giardino vs uno Stato che è lontano, spesso incomprensibile e percepito come alieno quando non invadente.

Questo scambio mi ha fatto ricordare di avere nella soffitta del computer l'intervista fatta a Jello Biafra durante la conferenza stampa che ha seguito il concerto per l'anniversario di Occupy Wall Street; ciò che dice uno dei miei cantanti punk preferiti (e guarda caso di una band californiana) è che a fare la differenza non è il voto alle presidenziali verso uno dei due rappresentanti di un potere identico, ma quello per chi decide della capillarità della tua vita. Washington è lontana (e per i californiani lo è molto più che per i newyorchesi), non così il tuo sindaco e visto che la tua vita è determinata dalla politica locale, è necessario parteciparvi, anche andando a votare.

Recuperare il girato, montarlo, uploadarlo e scriverne sono invece il frutto di una cazziata ricevuta da un altro amico che pochi giorni prima, a Roma, mi aveva rimproverata di pigrizia, di non usare i mezzi a mia disposizione e basicamente di usare il bisbiglio piuttosto che il megafono.

Wow, quanto è importante il local. Se uno non mi avesse avuta a portata di scossa non mi sarei mai svegliata all'altro capo del mondo poche mattine dopo con l'urgenza di editare il girato del cantate dei Dead Kennedys, e se dare una scossa a me ha avuto il suo bel piccolo effetto, immagina un voto per chi decide della calmierizzazione degli affitti. Qua sotto il link al pezzo di Jello Biafra, as is, senza sottotitoli o voice over, anche perché la sua voce è qualcosa che non vuoi che venga coperta da niente e nessuno.

Enjoy

https://www.youtube.com/watch?v=eG9VQPcLwm4


Monday 27 August 2012

Il nuovo giornalismo che è possibile

In questi giorni c'è la convention repubblicana, un avvenimento che voglio seguire e di cui voglio essere informata ma non sarà la CNN, non sarà Repubblica a darmi notizie, questo avvenimento voglio seguirlo tramite giornalisti e citzen journalist, come li chiamano qua, di mia scelta. I miei media di riferimento sono @Timcast e @StopMotionsolo per i live stream, @CarrieM213 con le sue cronache puntuali delle manifestazioni che si svolgono fuori dal palazzo della convention e @AndreaMarinelli che dall'interno della convention fa un report che sembra tagliato su misura per me. Questo sta accadendo all'informazione, anzi, questo à accaduto: posso scegliere da chi farmi raccontare ciò che mi interessa, CNN, Repubblica non scompaiono dal mio orizzonte ma non sono più la fonte principale in quanto le mie fonti principali cambiano e sono relate all'evento. Magnifico, mi sento più ricca ed informata e, da giornalista, più speranzosa. Gli esempi come quello di @Tigella che a Maggio è stata mandata dai suoi 14.000 (ai tempi) followers a coprire occupy Chicago è un esempio di questo cambiamento, come dire che quella notizia, quell'avvenimento io voglio saperlo da te, non da altri, voglio che me lo racconti tu (perchè mi fido, perchè mi piace come lo racconti, perchè condivido le tue posizioni implicite ed esplicite). Un esempio simile è quello di @AndreaMarinelli che ha seguito le primarie repubblicane e ne ha fatto report fulminanti postati sul suo blog che in brevissimo tempo ha visto arrivare un grande afflusso di lettori interessati al tema e al taglio che Andrea stava dando. E' una bellissima notizia questa ed è la strada da seguire, alla fine, spero, saremo tutti felici di pagare chi ci offre la copertura giornalistica degli eventi che seguiamo perchè questo servizio così prezioso è di fatto un lavoro (quello di Andrea, di Tigella, di Carrie) e il lavoro del giornalista sta cambiando. In meglio.

prova di blog

una prova come tante

Monday 9 July 2012

Iniziamo da qui

Il primo di una serie di post